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MARCO PAOLINI In Uomini e Cani |
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agosto, ore 21.30
MARCO PAOLINI
In Uomini e Cani
dedicato a Jack London
produzione Jolefilm
con il sostegno di Trentino spa -
I Suoni delle
Dolomiti
Teatro fra parola comicità e assurdità, tre
straordinari interpreti contemporanei per parlare dell’uomo in tre modi diversi,
al Teatro delle Rocce di Gavorrano per la
IX edizione del Festival, sono di scena l’affabulatore Marco Paolini con uno spettacolo
dedicato a Jack London e alla lotta per la sopravvivenza (5/8), il surreale e
caustico Antonio Rezza che mette in
scena lo spettacolo IO, i quadri di scena affidati a Flavia Mastrella e intesi
come opere d’arte fanno parte della drammaturgia stessa, insinuandosi nella
presentazione di personaggi che diventano umoristico specchio della realtà: “Io, affacciato sul mondo terzo dove scopre che, tra piaghe
e miseria, serpeggia l'appetito non supportato dalla tavola imbandita” (8/8).
Terzo e ultimo appuntamento con il comico Paolo
Rossi con il Mistero Buffo di Dario
Fo (14/8). Un uomo, un cane e il grande Nord sono i
protagonisti di “Uomini e cani” un progetto speciale di Marco Paolini, ispirato
e dedicato a Jack London, per raccontare il rapporto tra uomo e natura, per
parlare del senso del limite oggi. In una cultura che ha fatto, e continua a fare,
del "no limits" uno dei propri slogan, dove a parlare di "senso
del limite" si rischia la derisione, ci sembra che Jack London acquisti un
valore in più anche per questo suo non giudicare la natura e le conseguenze del
proprio agire in rapporto ad essa. “Uomini e cani” contiene vari racconti, tra
questi il più conosciuto è di sicuro "To build a fire", pubblicato
originariamente nel 1902 su The Youth’s Companion in una versione per ragazzi e
poi riscritto, modificandone il finale, e pubblicato nel 1910 nella versione divenuta
famosa nel mondo, il racconto che affronta uno dei temi più cari a Jack London:
la lotta per la sopravvivenza. Un uomo, un cane e il grande Nord.
Il piede cade in fallo e apre
alle domande
sull’uomo e la vita. È tutto così semplice, dopo tutto. Per Marco
Paolini uno
spettacolo è come una camminata in montagna: la rigenerante fatica
dell’avvicinamento, il valore del percorso rispetto alla meta, la
misurata
soddisfazione di una tappa intermedia. Per capirlo bisognava salire alla
Stalle
di Parè, sopra Fino del Monte, per questo «Uomini e cani» che attraversa
i
racconti di Jack London come si procede in un paesaggio selvatico: il
sentimento del passaggio della frontiera di un mondo, l’estraneità della
natura
circostante, il senso della propria solitudine. Anche davanti a tremila
persone.
[…]«Uomini e cani» è un primo
accostamento del
«narrattore» trevigiano a London, riscoperto anche grazie a Davide
Sapienza e
alla traduzione di «To Build A Fire » che questi ha realizzato. In
effetti,
«Preparare un fuoco» è il racconto-chiave dello spettacolo. Paolini ci
accompagna
al punto decisivo, passando per la comicità quasi metafisica di
«Macchia» e
seguendo le venature di cruda ironia che spezzano la compatta parete
d’odio che
lega l’uomo e il cane di «Bastardo». Ma se «Macchia » e «Bastardo»
predispongono al senso «altro» ed iniziatico della natura di London, e
del
Grande Nord che lui cantò, «Preparare un fuoco» realizza un improvviso
picco di
tensione, che prende la gola.
Camminare su sentieri impervi
significa anche
questo, del resto. «Preparare un fuoco» è il piede che di colpo cade in
fallo,
tanto del protagonista come dello spettatore: ciò che segue obbliga il
primo a
lottare per la vita e il secondo a porsi di fronte alla questione
dell’esistenza o, per lo meno, ad affrontarne la versione che ne diede
London.
Succede di sbagliare il passo, in natura come nella scrittura. E non è
detto
che i pericoli che si corrono in un caso siano meno letali che
nell’altro. Così
come non è detto che uomini e cani abbiano ruoli e gerarchie così
definite da
non doversi scontrare tra loro e, persino, scambiarsi di posto, nella
tensione
di una narrazione che scivola tra la prima e la terza persona.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 04 agosto 2011 )
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