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Massimo Paganelli scrive al Teatro delle Rocce. |
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Massimo Paganelli
Direttore Artistico di Armunia - Castiglioncello (LI)
“Venerdì
2 luglio ero al Teatro delle Rocce, Gavorrano.
La provincia è quella di Grosseto. Ho visto un nuovo lavoro, sulla
Tragedia greca, di Alfonso Santagata. Non era proprio un nuovo lavoro perché in
luoghi e situazioni diverse già altre volte mi sono confrontato con la poetica
di Alfonso. E con il suo modo di affrontare le problematiche legate al Mito.
Nuovo perché oltre alla presenza in scena di Santagata e gli attori della sua
compagnia, il Coro ed alcune piccole parti, hanno avuto come interpreti oltre
20 giovani (e anche meno giovani, vivaddio!), che hanno seguito durante la
residenza in Gavorrano, voluta dal medesimo Comune in accordo con la Regione e
l’Amministrazione Provinciale di Grosseto, dell’artista pugliese, ormai toscano
di adozione, un lungo laboratorio. Ho visto
un lavoro interessante, bello in quel luogo magico usato come un’unica
grande
scena. Al centro quelle, circa, 150 persone che inseguivano al passo e
con gli
occhi il succedersi dei tragici avvenimenti. In un susseguirsi di
“stazioni”
dove ci è capitato di seguire le vicende di Edipo, Perseo e Polinice,
Antigone
ed Eteocle e di tutti gli altri personaggi che ci hanno, per più di
un’ora
riportato a Tebe.E’ questo
che ci piacerebbe vedere più spesso: il Teatro. Che al contrario dello
spettacolo è frutto di un lavoro “carsico” di quel lavoro che non fa
clamore e
di quei lavori che non “fanno titolo”. Non c’era un pubblico. O per lo
meno,
non ne ho veduto. Al contrario. Ho visto persone. Prese dalle voci, dai
volti e
dai rumori di una storia eterna che mai fino in fondo si è potuta e si
potrà
mai raccontare.Ed è
allora quasi commovente pensare che in questo nostro mondo in cui tutto,
per
avere un minimo di attenzione è “misurabile”, in cui tutto è valido se
rapportato al PIL, su una collina prospiciente il mare Tirreno cui
l’arcipelago
toscano fa da corona, possa accadere di
essere di nuovo “stupiti” e ritrovarci quasi bambini meravigliati.
Questa è
la strada. Difficile, rischiosa spesso non compresa dalla “gente”. Ma
può
accadere che si pensi a Gavorrano che non è più soltanto provincia di
Grosseto.
Bensì una cittadina dove è ancora possibile fare un mestiere oggi quasi
negletto e non meritevole di un titolo sul giornale: piantare un albero
perché
ancora è possibile far nascere foreste!”.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 09 luglio 2010 )
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